Il cervello triunico dell’uomo

Tra il 1960 e il 1970, la conoscenza del cervello umano fece più progressi che nel corso degli ultimi millenni e ciò grazie agli studi dei neurologi Sperry, MacLean e Laborit.

Già prima, verso il 1875 Darwin aveva dissacrato l’uomo con la sua teoria evoluzionistica. Vent’anni dopo nel 1895, S. Freud constatava che la maggior parte dei problemi fisici dell’uomo proveniva da pulsioni primive inconsce. In seguito tali teorie progredirono poco e si restava nel campo delle ipotesi. Quella di Darwin si affinò nel neo-darwinismo e quella di Freud fu malmenata tra i suoi discepoli, quali Jung, Reich, Adler ecc.

Nel 1965 R. Sperry ebbe il coraggio di separare i due emisferi cerebrali di un paziente, sperando di porre fine alla sua epilessia. Tale separazione rivelò, con sorpresa di Sperry, che i due emisferi si comportavo da fratelli nemici, restando daccordo su alcuni compiti, ma in disaccordo sulla risoluzione di altri. Il sinistro era a favore delle ostilità, e si opponeva al destro, che invece era pacifico.

Nel 1968 P.D. MacLean, constatò, attraverso l’uso di nuove invenzioni che permettevano di vedere l’attività cerebrale, che l’uomo non aveva UN solo cervello, bensì TRE cervelli sovrapposti, ognuno comparso e rimasto nel corso dell’evoluzione, passando da quello rettile, a quello mammifero per arrivare a quello ominide. Lo chiamò cervello triunico.

Il neurologo Laborit, nello stesso periodo, fornì una spiegazione di alcuni comportamenti umani, conducendo esperimenti sui ratti, tra i mammiferi più vicini all’uomo dal punto di vista comportamentale.
Su tali scoperte, che coincisero con la guerra nel Vietnam (1961-1975), negli USA sorsero alcune tecniche di saggezza ancestrale (che ormai vengono capite meglio dal punto di vista scientifico), dando vita alla New Age. Questo movimento, ostile allo sviluppo industriale, aspirante alla libertà individuale e alla non violenza, si estese a tutto l’Occidente. Non tutti divennero hippies e andarono a cantare a Woodstock o all’Isola di Wight, molti si interessavano alla meditazione, alla contemplazione e al bio-feedback (utilizzo di apparecchi per il controllo elettrico per la modifica dello stato di coscienza).
Come si poteva prevedere, questo paradiso incontrò l’ostilità della società dei consumi da una parte, mentre dall’altra i giovani caddero nella trappola dell’illusione creata dall’uso di droghe, funghi allucinogeni, hashish, il cui effetto era quello di un accesso più rapido rispetto alle antiche modificazioni dello stato di coscienza (yoga, zen, buddhismo, arti marziali “dolci”). Eccetto casi sporadici, questi cercatori di libertà, abbandonarono il movimento New Age e si reintegrarono nel sistema.
Ma esaminiamo con maggior cura il cervello triunico:

CERVELLO RETTILE O RETTILIANO
E’ così chiamato perchè fu il primo ad apparire, circa 300 milioni di anni fa. E’ piccolo ma essenziale perchè contiene tutto ciò che è vitale, regolando la nutrizione, il sonno, l’istinto, i movimenti, la produzione ormonale, l’istinto di riproduzione, ecc… . Se c’è la minima possibilità di rifiutare un combattimento, lo farà, ma se è costretto a combattere non si tirerà indietro. Quindi se siete fieri del vostro grande cervello pensante-parlante, ricordate che non è questo il più importante, ma quello rettiliano, minuscolo, ma che contiene le ghiandole più vitali, come l’ipofisi, l’epifisi, il talamo e l’ipotalamo. E’ nel vostro interesse conservarlo in buono stato, con una vita sana, con lo sport. Al contrario il sonno irregolare, l’uso di droghe o alcool e una vita sregolata lo danneggiano irreversibilmente. Il cervello rettile ha una memoria a breve termine, impara poco e solo dopo un lungo periodo di addestramento, ed è una fortuna, perchè se si lasciasse influenzare dall’uomo, o da certe fantasie intellettuali di alcune arti marziali, non sopravviveremmo per molto. E qui nasce una domanda; Se talune arti marziali non servono a salvarci, dunque tutto l’allenamento è solo fatica sprecata? La risposta dei neurologi Laborit e MacLean è si, ma siccome non erano praticanti di arti marziali nessuno ci impedisce di sognare. Il pericolo di alcuni stili marziali sta nel fatto che non svelano le loro vere intenzioni, dando al praticante l’illusione che quelle tecniche siano efficaci all’esterno come lo sono nel dojo.
NdJ (Nota di Joe): concordo sulla difficoltà di Mc Lean e Laborit nel comprendere l’applicazione alle arti marziali, però devo dire ad onor del vero che la vera intenzione delle arti marziali il vero “okuden” che si cela dietro è che l’apprendimento da parte del rettiliano è possibile mantenendo costantemente un allenamento continuo di movimenti sempre uguali. Questa è la vera ragione, checchè se ne dica, dell’ importanza dei kata del karate, delle forme di wing tsun e dei movimenti ripetuti del kung fu.

CERVELLO MAMMIFERO O PALEO-MAMMARIO
Sotto il cervello rettile nasce il cervello mammifero, circa 160 milioni di anni fa. Si sarebbe fatto a meno di questo cervello per vivere, ma esso ha dato modo alla nostra specie di migliorarsi. Questo cervello è incredibilmente emotivo e cocciuto. Si è preso una così grande parte della nostra vita che ormai funzioniamo su una base emotiva per ritrovare il piacere provato dai nostri cinque sensi. Siccome è anche il centro dei rituali e dei mammiferi (intimidazione, affronto), l’uomo segue queste leggi senza rendersi conto che si comporta come ogni mammifero sano di mente. Il cervello mammifero è molto duro d’orecchi e finisce per credere a quel che viene ripetuto a lungo con tonalità particolari. Capiamo dunque come le religioni, le sette o la politica usino particolari rituali, come canti, litanie o preghiere per imprimere ciò che si vuole radicare. Ora capite perchè difficile modificare il cervello mammifero di una persona con altro credo, o perchè, dopo una conversazione in cui ciascuno cerca di convincere l’altro con argomenti intelligenti, senza che nessuno dei due ascolti, alla fine se ne vanno pensando <>, non è così? Forse ora che avete capito come funziona questo cervello, smetterete di parlare per convincere, ricollegandovi alla saggezza di Lao Tse: <<l’uomo che sa (di non essere ascoltato) non parla, l’uomo che parla (prova la sua ignoranza poichè…) non sa.

CERVELLO NEO-MAMMIFERO
Si sovrappone agli altri due all’incirca 50 milioni di anni fa. Non lo possiamo chiamare cervello umano perchè anche gli altri mammiferi ne hanno uno anche se più piccolo. Questo nuovo cervello è utile ma crede che comandi lui. Le sue capacità sono stupefacenti, è capace del meglio o del peggio, nell’uomo dominato dall’ego la proporzione del peggio è del 75-80%, contro il 10% del meglio.
NdJ (Nota di Joe): quella parte razionale di noi che continua a fare domande o ad analizzare ogni situazione in modo schematico, nell’uomo moderno è sicuramente prevalente, parlando di emisferi cerebrali, questa zona è collegata all’emisfero sinistro.
Ma da dove vengono i lampi di genio? Gli psicologi pensano che questo cervello non valga molto, in quanto i lampi di genio arrivano quando questo cervello è a riposo, ad esempio durante la meditazione o la siesta. Non si sa comunque quale sia il processo perchè tutto ciò si inneschi. La soluzione potrebbe essere bloccata tra i due cervelli muti, da questo cervello intellettuale, ma la domanda resta comunque. Da dove viene il genio?

Tanto vale non porsi più la domanda e ricordarsi che in un combattimento marziale, sia esso un affronto rituale o un vero e proprio combattimento, la regola è svuotare la mente, rimanere rilassati, in parole povere fare in modo che il cervello intelligente smetta di fare l’intelligente e non si immischi in quel che non sa fare.

Laborit affermava che il cervello nuovo non fa niente, non sa fare niente e non può fare niente. E’ il più lento dei tre cervelli di 10 volte rispetto al rettile e 5 rispetto al mammifero. Questo è importante nell’arte marziale. Più penserete, meno sarete rapidi.

Tutti riconoscono l’inconveniente dell’ego che risiede nel cervello intellettuale, proprio come quello della menzogna che ne fa parte. Il più delle volte lo notiamo sugli altri ma non su noi stessi e continuando così l’ego trionfa, sino a quando non ci troviamo in una situazione di grave pericolo e l’ego scompare spontaneamente.

Se l’ego è ancora presente in una reale situazione di pericolo di vita, l’uomo non ha afferrato la gravità della situazione, dunque voi siete in vantaggio ed egli si trova in uno stato mentale suicida. E’ la ragione per la quale nel Tai chi, o nel Dim Mak, come nelle altre vere arti marziali, ci si dedica tanto alla soppressione dell’ego.

Per comodità ho ripreso la descrizione da questo sito, aggiungendo dove ritenevo necessario alcune note derivate dalla mia esperienza personale.

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Una risposta a Il cervello triunico dell’uomo

  1. joelaskee ha detto:

    A tale proposito consiglio di consultare i libri di:

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